SITI ARCHEOLOGICI
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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"KIONIA"

Ο αρχαιολογικός χώρος των Κιονίων στην ΤήνοTINOS Il santuario di "Kionia" era considerato un`importantisima sede di culto per la Grecia antica e coincide con la fondazione della capitale nella città del porto, all`inizio del 4o secolo a.C. È l`unico del suo genere nelle Cicladi a essere dedicato esclusivamente al dio Poseidon (Nettuno). Secondo le fonti archeologiche, il Dio era venerato anche come medico guaritore (d`altronde, tutti i medici erano considerati degli eroi.) Verso la fine del 4o secolo a.C., i successori di Allessandro Magno e specialmente le famiglie reali degli Antigonidi e i Lagidi, tenevano in mano la sorte delle Cicladi e intrapresero dei progetti costruttivi, che probabilmente includevano anche il Santuario di Poseidon a Kionia. La “stella argeade” simbolo dei re Macedoni (la quale è configurata nella tomba di Re Filippo II) è presente anche quì, sul tetto della Fontana dei complesso architettonico di Kionia. Qualche traccia preistorica di presenza umana è stata trovata a ovest del Santuario, senza un altro segno di contiuità, fino appunto al 4o secolo, dove si cominciano ad essere accertate delle prove di culto. Nello stesso periodo, il centro amministrativo dell`isola si trasferisce dalla roccia di "Xòburgo" alla città portuale di Tinos, mentre i primi edifici di Kionia appaiono alla fine di quel secolo.

1.Edificio D
2.Tempio di Poseidon e Amfitrite
3.Terme C
4.Edificio B
5.Fontana
6. Altare monumentale
7.Essedra di Nausio
8.La grande galleria
9.Le terme N
10.L´edificio Q

Κάτοψη Κιονίων

 

Prima della fondazione del santuario in questione, ci sono delle destimonianze di un santuario precedente situato dentro un bosco. Per placare l`ira del dio Posidone, i marinai dell`epoca pregavano in quel santuario, per avere un buon viaggio verso l`isola sacra di Delos. La ricostruzione del famoso tempio di Poseidon e Amphitrite, come già riferito, è datata alla metà del 4o secolo a.C. e segue il ritmo Dorico rigoroso e semplice, con un tocco originale, come la piattaforma della fontana d`acqua fresca, dovuta all`ispirazione tiniese. Il materiale impiegato è esclurivamente locale cioè “gneiss” e marmo in diversi colori. La decorazione del santuario fu eseguita dai seguenti scultori di marmo giunti da diverse parti della Grecia, come Telesinos di Atene, Agasias da Efesso, mentre il macedone Andronico di "Kyristos" construì un grande orologio solare (esposto nel Museo Archeologico di Tinos). Il programma edilizio della fine del 2ndo secolo a.C., che includeva le costruzioni monumentali del grande portico e dell`altare, coincide con il grande progresso economico delle Cicladi, quando Delos diventò un porto libero e molti stranieri soprattutto Italiani, si stabilirono lì.

Durante l`epoca del Impero Romano l`attività edilizia è assai limitata e ne segue un periodo di declino. A partire dalla metà del 1o secolo d.C, il vecchio splendore svanì e finalmente il santuario cadde in disuso nella metà del 3o secolo d.C. I problemi dell`Impero Romano coll`aggiunta delle invasioni degli “Eruli”, che distrussero Atene nel 267/8 d.C., ha posto fine ad una storia di sei secoli e vi rimase solamente un camino per la ceramica, che operava ancora tra i ruderi del posto. Il Santuario, ormai abbandonato, era frequentato solamente da quelli che cercavano delle materie prime per le proprie costruzioni.

Αρχαιολογικός Χώρος ΚιονίωνLa fama di questo Tempio è confermata anche dallo storico Strabone, che lo descrive come "massimo e degno di essere visto", ed era sparsa dapertutto oltre i confini del mondo Greco e si è estesa anche fino all`Italia e l`Asia Minore. Nell`ambito del Santuario di Nettuno, si organizzavano dei festeggiamenti in onore del Dio del mare, i ben conosciuti "Poseidonia" e "Poseidia" (in Gennaio-Febbraio). In quelle occasioni vi affluiva molta genta da tutta la Grecia, per assistere alle gare teatrali e ai sacrifici di animali. Conosciamo che nel Santuario erano collocate le grandi statue di Poseidon e Amfitrite sua moglie, secondo le descrizioni dei ritrovamenti fatti.

Anche lei era venerata per i suoi poteri curativi, specialmente per le donne che non potevano concepire. Di fama paragonabile a quella del Santuario di Asklepios (Esculapio) a Epidauro, questo luogo di culto veniva frequentato dai malati che desideravano la guarigione. L`ambiente salutare del bosco vicino al mare contribuiva certamente alla loro cura. I sacerdoti del Tempio, oltre le diverse loro mansioni, facevano anche delle operazioni sui malati. Il culto proseguì per qualche periodo verso il 4o secolo d.C., quando il Cristianesimo, la nuova religione, prese il sopravvento e l`antico “Dodecatheon” fu abbandonato.

La distruzione finale del Tempio è avvenuta durante le epoche dei Veneziani e dei Turchi, quando i conquistatori adoperavano il materiale del luogo, le statue e le colonne, come materia prima per la costruzione di chiese e edifici vari. Dagli scavi intrapresi dagli archeologi Belgi H. Demoulin e P. Graindor nell`inizio del secolo scorso (1903 and 1905) furono scoperti i reperti del Tempio, della fontana, delle statue, dei mosaici e il famoso orologio solare di Andronico. Alcuni di questi reperti antichi si conservano oggi presso il Museo Archeologico di Tinos.

XÒBURGO

Το Ξώμπουργο Τήνου

La roccia ripida di Xòmburgo sorge su un`altezza di 640 m e domina il paesaggio nel centro del distretto meridionale dell`isola. È un punto di riferimento per Tinos e si vede da lontano, quando la nave sta per raggiungere il porto, dando il benvenuto ai viaggiatori. L`antica fortezza ha sempre simboleggiato la sicurezza per la popolazione a causa della sua fortificazione naturale. La sua storia incomincia nell`antichità, ma quì si riferisce solo quel che è documentato dalle fonti scritte e dagli scavi intrapresi. Il primo segno di insediamento umano risale all`età del Bronzo, quando le mura Cyclopiche sono state costruite a Xòburgo. Quel fatto indica che l`insediamento principale esistente fino ad allora non era più sicuro a "Vriocastro", probabilmente a causa delle invasioni dal mare, quindi il principale insediamento umano si trasferisce a Xòburgo.

La presenza umana su questa roccia ripida continua durante l`Era Oscura e il periodo Geometrico. L`esistenza di un cimitero fuori dalle mura, venuto alla luce grazie agli scavi intrapresi dalla Professoressa di Archeologia Sig.ra Nota Kourou, è un fenomeno comune durante questo periodo. Le fosse per le bracce rituali sono datate allo stesso periodo (10mo-7mo secolo a.C.), mentre il Santuario della Grande Dea e sua Figlia è del periodo arcaico. La loro venerazione è connessa alle condizioni culturali di quell`era e al culto del Dodecatheon. Il Tempio era dedicato alla Dea Dimitra (Ceres) e sua figlia Persefone. La sicurezza e la pace che vigevano nel Mar Egeo durante gli anni Classici hanno dato la possibilità agli abitanti dell`isola di abbandonare Xòburgo e fondare una città presso sul litorale meridionale. Quindi, la roccia cade in disuso durante l`era Bizantina e sarà abitata di nuovo più tardi, per raggiungere la massima gloria. Incursioni marittime e invasioni ripetute hanno costretto i tiniesi dell`interno e l`esterno della cittadella a riunirsi e stabilire un capoluogo dove oggi si trova il villaggio di "Xynara". Nel 1207, i fratelli Andrea e Geremia Ghizi hanno conquistato Tinos. Uno dei primi provvedimenti presi, fu la fortificazione della cima rocciosa e la costruzione di una fortezza chiamata il "Castello di Santa Elena ", dalla chiesa omonima sull`apice. Fino all`era dell`ultimo rampollo della famiglia Ghizi nel 1390, questo castello di Tinos era famoso per le cinta murarie e la sicurezza che dava agli abitanti. Il dominio dei signori Ghizi fu succeduto dalla Democrazia Veneziana e, dopo che gli abitanti fecero un patto per non essere soggeti al dominio Turco, ci fu un Commandante col titolo di "Rector di Tinos e Mykonos". Nel 1537, Hayreddin Barbarossa conquistò Tinos, per conto del Sultano.

Tinos si ribellò, chiedendo ai Veneziani di provvedere a riacquistare il potere. In questo modo, “La Serenissima” ha riposseduto l`isola, che costituiva l`unica loro roccaforte rimasta nelle Cicladi. La fortezza fu ripristinata e diventò più forte che mai e, secondo le usanze di quell`epoca, cioè il 16mo secolo d.C., il lato NE-SE funzionava come fortificazione naturale. Di conseguenza, solo gli altri lati della fortezza avevano bisogno di sopporto, quando la citadella si eresse. Dalla documentazione risulta che c`erano circa 100 edifici entro le sue mura, che includevano abitazioni e negozi, nonchè due chiese nel Borgo (la comunità esteriore). La maggioranza degli abitanti si occupava di agricoltura perchè, oltre un rifugio, la cittadella costituiva anche il mercato principale dell`isola. La cinta muraria era di una lunghezza di Το κάστρο του Ξώμπουργου600 m e includeva: una torre alta, chiamata Torre A, o la "mezza luna" nel lato SE, la fortificazione centrale a E-NE, una torre quadrata ("La Punta") nel lato NE e finalmente, nel lato NO l`entrata secondaria per gli abitanti e gli animali in caso di assedio. Le condizioni di vita entro le mura erano sconfortevoli, perchè le strade erano strette e le case potevano accommodare al massimo due persone.

La popolazione variava tra 1000 a 2000 persone. Nel 17mo secolo, gli abitanti non superavano i 800, dai quali solamente i 200 erano uomini, perchè la maggior parte erano donne, bambini e anziani. Aparte gli uomini, anche le donne erano di uguale bravura ed erano rinnomate per la loro contribuzione alla vita e il sostenimento della comunità del castello, che ha potuto sconfiggere molti attachi da parte di Saraceni, Turchi e occidentali. Tra gli anni 1715-42, la fortezza subì un`invasione fatale. Sotto una convenzione speciale fatta tra i governatori dell`isola e i Turchi, l`isola cadde nelle mani di questi ultimi che riuscirono a distruggere il castello completamente. Così è finita l`esistenza della “Fortezza di Santa Elena”, dopo 508 anni. Gli abitanti che non si trasferirono alla nuova città che emergeva giù nel porto "Chora", si stabilirono nei villaggi o abbandonarono l`isola. Alcuni tentarono di stabilirsi nel "Borgo" abbandonato, ma non riuscirono. Era allora che “Exomburgo” o “Xòburgo” ha ottenuto il nuovo nome (perchè prima si chiamava “il Castello”), proveniente dalla parola Italiana "sobborgo". L`insediamento si è disfatto all`inizio del 20mo secolo. Oggi, Xòburgo è una mèta interessante per i viaggiatori che sono motivati a visitarlo, camminando tutt`intorno per cercare di capire la storia dei ruderi ancora rimasti. I devoti delle chiese di San Minas e Santa Eleousa del 1828, prendono cura di queste due capelle. Quella del Monastero del "Sacro Cuore di Gesù" è invece una storia lunga, risalente al 17mo secolo e viene raccontata quì in seguito.